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Titolo
Descrizione
<font face="Tahoma"><strong><font size="5"><font color="#808080">"Ultras"</font> Cara ministra Melandri, perché non risponde a quella lettera?</font></strong></font>
testo
<font size="2">Gentile ministra Melandri, anche oggi (domenica 25, ndr) a Roma piove, proprio come una settimana fa quando l'onorevole Smeriglio è andato a far visita a mio fratello Lorenzo in carcere, a Regina Coeli. E può immaginare con quanto stupore e commozione ho letto di questo incontro, l'indomani, sulla prima pagina di un quotidiano nazionale ("Liberazione" 18 novembre, ndr). Eppure, le assicuro, io e la mia famiglia ne avremmo volentieri fatto a meno. In quel bellissimo articolo si parlava di Lorenzo per quello che è, senza le etichette che gli sono state affibbiate dai media prima ancora che venisse giudicato da un tribunale: "ultras", "teppista", "devastatore". Ma non è di lui che volevo parlarle, perché per lui parlano le numerose iniziative sociali che porta avanti da anni. E le centinaia di messaggi che stiamo ricevendo dalle persone che lo conoscono davvero. Vorrei parlare di lei. E porle una semplice domanda: perché non ha risposto a quella lettera? Non credo che capiti spesso di essere chiamati in causa dalle pagine di un quotidiano. Mi permetta di escludere l'ipotesi che non abbia letto l'articolo o che almeno non glielo abbiano riferito. Così come spero mi risparmierà la scusa della mancanza di tempo. Io non faccio il ministro, ma lavoro 12 ore al giorno e per scriverle questa lettera anch'io mi sono dovuto ritagliare del tempo dai miei impegni. Il tempo, quando una cosa interessa, si trova. Credo invece che le sia molto difficile rispondere a quella lettera perché non ci sono risposte alle domande poste. Perché l'ultrà che fa il volontario rompe gli schemi precostituiti che ci vengono proposti per cui o si è bianchi o si è neri, o si è buoni o cattivi, o si è di destra o di sinistra. Sono iscritto nel suo stesso partito dal 1989, avevo 19 anni; Fgci, Pci, Pds, Ds, frequentavo la sezione, attaccavo i manifesti, cucinavo alle feste dell'Unità. Insomma, sono stato per tanti anni quello che, con un termine un po' desueto veniva chiamato un militante. Conservavo con orgoglio tutte le tessere del nostro partito. Tra queste, l'ultima del Pci l'ultima del Pds, e quella di quest'anno, l'ultima dei Ds, e attendevo con rinnovata speranza di sottoscrivere la prima tessera del Pd. Le confesso che ci tenevo tanto ad una sua risposta, se non proprio sentita almeno istituzionale. Nella mia ingenuità prima di scriverle ho chiamato il giornale che ha pubblicato la lettera a lei rivolta; ed ho chiesto se, per prassi, un politico chiamato in causa da un giornale avrebbe dovuto rispondere. Mi hanno detto con semplicità: «Dipende dalla sensibilità del politico». Ecco, cara ministra Melandri, da una donna, per giunta di sinistra, chiamata in causa da un giornale di sinistra io mi aspettavo qualcosa di più del suo silenzio, che non chiamerò assordante perché è un termine ormai abusato. Il suo silenzio per me rappresenta l'impotenza e l'inadeguatezza dei rappresentanti dello Stato nei confronti dei giovani come mio fratello ai quali lo Stato ha saputo parlare solo con i manganelli. Da uomo di sinistra mi sento deluso e amareggiato. Quando mi arriverà la lettera dalla sezione in cui mi si chiederà di ritirare la prima tessera del Pd, io, almeno per educazione, a quella lettera darò una risposta. Magari allegando la sua di lettera: un foglio bianco. Intanto le restituisco la mia ultima tessera dei Ds, non mi appartiene più. Un giorno, quando le mie figlie cresceranno, mostrerò loro la mia raccolta di tessere. E quando mi chiederanno di quel "buco" nell'anno 2007 incomincerò il racconto da quella domenica di pioggia, a Roma.<br /> <br /> <em> Gabriele Sturiale</em><br /> <br /> Roma 28/11/2007</font>
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