Letture

2006-05-23

Corpi in transazione

Mary Nicotra, TransAzioni - Corpi e soggetti FtM. Una ricerca psicosociale in Italia (Il Dito e la luna, 242 pag.16 euro)

23 maggio 2006


"Ciò di cui noi soffriamo è un dispotico dualismo assoluto, che sostiene che si può essere solo l'uno o l'altro. Ma io sono sempre due in un corpo solo, sia maschio che femmina. Sono la personificazione dello hieros gamos: il convergere di opposte qualità interiori": con queste parole Gloria Anzaldùa, scrittrice e femminista chicana, già anni fa sottolineava il fascino - e il riconoscimento - della complessità. E mentre in Spagna il governo Zapatero annuncia che presto presenterà la legge per consentire ai transessuali di cambiare nome e sesso per adeguarli alla loro identità 'sentita', in Italia è di recente stato pubblicato un testo che offre uno spaccato significativo sulla vita e le vicissitudini dei transessuali e transgender nel nostro paese.
“TransAzioni - Corpi e soggetti FtM. Una ricerca psicosociale in Italia” (Il Dito e la luna, 242 pag.16 euro) è frutto di una lunga e appassionata ricerca di Mary Nicotra, psicologa e giornalista, da anni specializzata in tematiche di genere e che già nel 2004 aveva realizzato un documentario con le testimonianze di transgender e transessuali Ftm, ossia  femmine che si sentono maschi. Un viaggio sconosciuto, quello dei passeggeri in divenire, come li definisce l'autrice, soprattutto quando a compierlo sono le donne. Come scrive Nicotra per molti è “assolutamente impensabile che delle persone di sesso biologico femminile desiderassero 'diventare' uomini”. Il termine transessuale è infatti spesso nel senso comune associato a uomini 'diventati' donne. Invece esistono, e hanno molto da raccontare, donne che abitano male il loro corpo.  Per non cancellare questa realtà, l'esistenza di donne che desiderano transitare verso il maschile, Nicotra ha intrapreso questa delicata ricerca che dimostra anche come questo fenomeno, nel variegato mondo del transessuale e transgender, sia in espansione rispetto al passato. Il libro vuole dare spazio e parola a questi 'nuovi uomini' spesso socialmente ignorati, invisibili, apparentemente inesistenti “sebbene significativi   rappresentanti della complessità della nostra epoca”.  Nella prima parte del volume l'autrice compie una veloce panoramica teorica e scientifica sui percorsi culturali che riguardano i costrutti sociali di sesso e genere, senza tralasciare  le letture scientifiche di questi fenomeni, spesso 'etichettati' come disforia sessuale, ossia un disturbo di ordine psichiatrico. E dalla teoria si passa presto alle pratiche e alle voci dei protagonisti per capire quali sono i reali sentimenti e desideri di chi affronta un percorso certamente doloroso, reso difficile da pregiudizi e stereotipi e ancora più complicato dalle normative.
Come sono le vite dei soggetti in transizione? Quali sono i loro percorsi di costruzione narrativa a livello identitario? E in che modo il fenomeno mette in crisi le costruzioni  discorsive, sociali e scientifiche e le costringe ad un'autoriflessione?  Sono solo alcuni degli interrogativi da cui è partita Nicotra per ripercorrere le vite di 18 soggetti FtM, nella seconda parte del volume.  Le loro storie sono una parte di quello che sembra un fenomeno in crescita, per quanto è possibile rilevare dalle crescenti presenze di FtM nelle associazioni di movimento gltq, ma che è difficile quantificare anche perché non tutti si rivolgono alle istituzioni competenti per all'iter medico legale. La legge attuale in Italia, infatti, prevede che non sia possibile effettuare un cambio di identità anagrafico senza sottoporsi prima a interventi chirurgici. Molti attivisti avrebbero invece preferito una normativa simile a quella tedesca. In Germania esistono  due 'soluzioni': con la 'piccola' è possibile effettuare un cambio d'identità anagrafico che è svincolato da interventi chirurgici e non modifica la determinazione del sesso; mentre con la 'grande' si può avere la riattribuzione del sesso, solo dopo essersi sottoposti agli interventi chirurgici necessari. La seconda possibilità è un processo molto complesso, che prevede controlli e verifiche rigorose, quasi tentativi per dissuadere la persona dal cambiare sesso. La maggioranza dei transessuali opta quindi per la prima via, anche se quasi tutti si sottopongono alla cura ormonale che permette loro di avere un corpo che più li corrisponde.  Le testimonianze riportate colpiscono per diversi motivi, ma in alcune si nota il fatto che, nonostante questi soggetti siano portatori di una differenza che influisce fortemente sul senso della loro vita, ottenuta lottando contro stereotipi e pregiudizi di una presunta normalità, alla domanda su quale futuro desiderano avere, la risposta è: “una vita normale”. Si esplicita così ancor di più la complessità che intreccia genere e identità e ruoli sociali. Pura contraddizione esistenziale o la constatazione che la ricerca di una presunta normalità sia fortemente pervasiva nella modernità? “Credo che abbia a che fare con i tempi soggettivi - spiega Nicotra - In una fase in cui il loro desiderio di diventare uomini sul piano intimo è pressante ed è, di fatto, prettamente immaginario, evidentemente il futuro è immaginato con la realizzazione del più importante dei desideri - essere intimamente 'uomini' - semplicemente uomini. Man mano che alcuni di loro procedono con il percorso e iniziano la mascolinizzazione si producono effetti sul piano del reale che in qualche modo annodano diversamente per ognuno di loro le dimensioni immaginaria, simbolica e reale. Non a caso infatti quando le questioni urgenti sono risolte (l'inizio della terapia ormonale sancisce un momento importante quasi per tutti) alcuni di loro intravedono la necessità di diventare soggetti politici, di rivendicare la loro posizione sociale come transessuali e transgender e si organizzano come soggettività politiche del movimento gltq”.  Ma, prosegue Nicotra, “la cosa più importante che emerge dal discorso di alcuni di loro è che quando sono finalmente socialmente connotati come uomini, i soggetti raccontano la loro sorpresa e spesso anche il loro imbarazzo di fronte ad atteggiamenti e modalità legittimate tra gli uomini, di tipo sessista e discriminante nei confronti delle donne”.  Come persone che hanno vissuto anche come donne riconoscono l'essere considerate oggetto e ne avvertono il pericolo. Tra loro c'è anche Gigi, che spiega così il suo percorso: “Io ho avuto una domanda che è stata continua. Da quando ho avuto cinque anni 'che cosa sei?' Per cui è stata una esistenza segnata dall'ambiguo che poi è sfociata in questa cosa. Gli altri mi chiedono che cosa sei, non chi sei”. Davide Tolu nella prefazione si augura che il libro di Mary Nicotra “apra la strada affinché la libera espressione dell'identità di genere, come dato imprescindibile della personalità di un individuo, sia considerata oggetto di diritti inalienabili, e non si abbia più paura di lasciare a ciascuno la facoltà di autoidentificazione, autodefinizione e autodeterminazione del sé”. La strada in Italia è ancora molto lunga ma c'è già chi annuncia battaglia come Mirella Izzo, di Crisalide Azione Trans, che ha annunciato che inizierà uno sciopero della fame, allo scattare del 101° giorno di governo Prodi, se non verrà messa all'ordine del giorno una legge come quella esistente in Gran Bretagna e che presto sarà presentata anche nella cattolicissima Spagna.

pubblicato su Liberazione, www.liberazione.it