Letture

2005-11-15

Ferocemente vivi, nonostante tutto

Chiara Ingrao, Soltanto una vita, (Baldini Castoldi Dalai, 384 pag. 18 euro, 2005)

15 novembre 2005

Ferocemente vivi. È in queste due parole incisive, definitive eppure così cariche di senso, che meglio si riassume il significato profondo della lettura, avvolgente e difficile assieme, del racconto - composto di frammenti di ricordi, manoscritti inediti, poesie, lettere e articoli - della vita di Laura Lombardo Radice scritta da lei medesima e da una delle sue figlie, Chiara Ingrao.

Soltanto una vita è infatti un tuffo nel Novecento, così vicino e così lontano per chi ha poco più di trent'anni, molto più sentito e con nodi ancora da sciogliere per le generazioni più grandi che lo hanno vissuto tutto, o in parte. Un tuffo in una vita, quella di Laura Lombardo Radice, che si apre al mondo e alla storia, quella di un secolo dove le guerre hanno attraversato famiglie e generazioni. Ma anche un secolo che ha visto protagoniste le resistenze, le speranze, le lotte collettive e i progetti condivisi da milioni di donne e uomini. Ferocemente vivi, quindi, nonostante tutto.

L'esperienza esistenziale e politica di Laura, anche per chi come me l'ha conosciuta solo attraverso le pagine di un libro, è una lezione che non si dimentica. Perché l'eco della sua voce ti entra dentro, come quella di una donna libera e indomita, capace di amare, desiderosa di riempire la vita di affetti profondi, pensieri autonomi e fecondi, gioie familiari e doveri lavorativi, militanza politica fin dalla giovane età e voglia di ricominciare anche a settant'anni (ormai in pensione Laura torna a insegnare come volontaria nel carcere di Rebibbia). Una sorta di romanzo, tessuto quasi fossero lucide istantanee una accanto all'altra, dove incontriamo le famiglie di Laura, quella d'origine dei noti pedagogisti Lombardo Radice, e quella che costruisce insieme al suo compagno Pietro Ingrao, tante presenze forti e importanti, anche di amici che vanno e vengono, alcuni lasciano questo mondo troppo presto, eppure non ci si può sottrarre alla morte, e anche per chi ci lascia è necessario continuare.

Molte le figure maschili a riempire la scena, come in tanti hanno sottolineato, ma altrettanto quelle femminili. Tra le pagine più belle ci sono proprio le riflessioni di Laura sulle donne che hanno partecipato alle lotte partigiane, sulle comuniste del dopo-guerra e sul movimento femminista degli anni Settanta. E c'è questa sorta di dialogo a distanza tra lei e la figlia Chiara, che ha scelto di tramandare questo pezzo di memoria intima e al tempo stesso pubblica, e che spiega il complesso rapporto della madre con le figure maschili della sua vita con un aneddoto sul suo frequente cambio di cognome: “Come se, al momento di definirsi, le riuscisse davvero difficile scegliere fra il cognome del marito e quello del padre. Nei cognomi, a noi donne non è data altra scelta. Nella vita sì: ma non è mai stato facile”. Già, non è facile, a volte è davvero faticoso, soprattutto per le donne che non rinunciano a voler seguire “una scuola di libertà, quindi una scuola d’intelligenza. Una scuola di responsabilità, per essere più chiari”. Ai tempi di Laura questa scuola era il Pci, oggi è difficile da trovare in una sigla e forse non più in un partito, ma certamente è la scuola da seguire.

pubblicato su Marea, www.mareaonline.it