| Letture |
2005-12-22
Non solo sangue. Ovvero mestruazioni e dintorni
Raffaella Malaguti, “Le mie cose. Mestruazioni: storia, tecnica, linguaggio, arte e musica” (Bruno Mondadori, 13 euro, 2005)
22 dicembre 2005
Di alcune cose non si parla. Così ci viene insegnato da piccole, specialmente se si tratta delle “nostre cose”, quelle che arrivano solo a noi donne una volta al mese, circa, che quando arrivano la prima volta ci fanno diventare “signorine”, anche se siamo ancora bambine nel corpo e nello spirito e abbiamo tanta voglia di giocare alle bambole e rotolarci a terra con i nostri amichetti maschi.
È storia vecchia, sono duemila anni e più che di queste cose, benedette e maledette assieme, non si dovrebbe parlare. Raffaella Malaguti lo fa, oddio che scandalo - di questi tempi poi -, e ne parla in modo divertente e ironico. In “Le mie cose. Mestruazioni: storia, tecnica, linguaggio, arte e musica” (Bruno Mondadori, 13 euro, 2005) cerca di spiegare e descrivere cosa è successo in questi duemila anni. Non entra nel dettaglio, è certamente un libro didascalico e divulgativo il suo, ma fa bene leggere questo piccolo ma denso libro: solleva dei veli, sollecita ricordi e stimola riflessioni.
Malaguti, giornalista di professione, scrive in modo chiaro e diretto, non si perde in elucubrazioni velleitarie e quando dice la sua lo fa con lo sguardo di chi è abituato per mestiere a interrogare la realtà e a offrire risposte con dati e testimonianze.
Per questo il percorso seguito dall'autrice si muove dalla storia e la letteratura per approdare, con un finale riuscito alla perfezione, all'eco delle note di una canzone Blood in the boardroom - Sangue in consiglio di amministrazione, della straordinaria Ani Di Franco.
Già, perché è di sangue che si parla in questo libro e di tutti gli annessi e connessi e conseguenti ricadute simboliche nel quale è stato precipitato. Di un sangue che significa dolore, gioia, turbamento ma anche impurità, inferiorità, maleficio, stregoneria... Insomma, una storia, quella delle nostre cose, che va di pari passo con quella delle donne in generale, relegate per parecchio tempo ad essere comparse e non protagoniste del discorso ufficiale.
Eppure, è proprio l'aspetto linguistico, su come è stato costruito il discorso sociale attorno alle nostre cose, quello che più rimane impresso della lettura. Come gli eschimesi hanno tanti modi per nominare la neve, elemento primario nella loro sopravvivenza, così molteplici e diversissimi sono i modi (singole parole o complesse perifrasi) per nominare queste strane cose che dovrebbero riguardare solo le donne. Malaguti racconta di un museo virtuale delle mestruazioni (www.mum.org), visitando il quale veniamo a scoprire che negli Stati Uniti, patria del museo, per definire il ciclo si usa Surfing the crimson wave (fare surf sull’onda rossa) oppure i più familiari aunt Martha, aunt Rosie o aunt Flo (gioco di parole con flow che significa flusso). In Gran Bretagna e in Australia si usa l'espressione I’ve got the painters (ho gli imbianchini a casa), in Brasile “il marziano” o “visitante”, in Canada si dice I’m occupied (sono occupata) o The moody monthly (l’umore mensile), nella Repubblica Ceca si usa il politicizzato “Primo maggio” e l’elfico “fenomeno delle fragole”, simile al finlandese "giornate del mirtillo rosso, così come in Cina si dice “piccola sorella rossa", “il generale rosso ha bussato alla porta” e il più bello "acque lunari".
Insomma la fantasia non manca e dovunque andremo troveremo un eufemismo, una metafora, una immagine che rimanda a questa esperienza vissuta da milioni di donne, spesso, ancora oggi, nella totale ignoranza sul che fare e su una conoscenza vaga del proprio corpo.
Malaguti non si sofferma solo su un ragionamento letterario-linguistico nel quale riporta anche le mutazioni avvenute con la rivoluzione culturale del femminismo e le ricadute sulle nuove generazioni, ma affronta anche le cifre di un fenomeno che è diventato business e pubblicità (sul tema della comunicazione pubblicitaria molto interessanti sono i brani di interviste riportate dall'autrice e il cambiamento dei messaggi utilizzati per vendere i prodotti che riguardano le mestruazioni).
Chi ha mai pensato quanti sono gli assorbenti che utilizza una donna in media nella propria vita? O che nel 1999 in Gran Bretagna sono stati gettati nel wc ogni giorno circa 2,5 milioni di tamponi, 1,4 milioni di assorbenti esterni e 700mila salvaslip? Che impatto ha tutto questo sull'ambiente se si pensa che, scrive l'autrice, «per fabbricare i 18 miliardi di pannolini per bambini venduti ogni anno nel mondo si utilizzano 82mila tonnellate di plastica (che non sarà mai riciclata), 1,5 milioni di tonnellate di polpa di legno (anch’essa non sarà mai riciclata) e 14 miliardi di litri di olio, senza considerare le migliaia di megawatt di energia impiegata per la produzione». E Malaguti ci dice anche che questo è solo un esempio per immagine del business intorno a assorbenti, tamponi, salvaslip ecc. visto che su questo non c'è uno studio accurato. Come poco si sa della composizione con cui vengono confezionati questi prodotti per le donne. Ma state tranquille, almeno una notizia è smentita: quella, arrivata attraverso una mail girata a lungo in rete, che parlava della presenza di amianto. A quanto indagato finora non c'è traccia. Ma questo non rassicura del tutto le sostenitrici della dea madre, che fanno della “naturalità” delle mestruazioni la loro religione. Accanto ai loro rituali, in questo libro incontriamo anche le mestruo-attiviste e le cyberfemministe, chi sostiene l'uso del tampone e chi lo rifugge come la peste, chi ha disegnato l'assorbente leopardato e chi preferisce i filtranti in garza. Malaguti ha trovato un modo originale e diverso per parlare di sangue e dintorni, senza risposte definitive ma con domande sane e intelligenti.
pubblicato su Aprileonline, www.aprileonline.info